In questi ultimi anni un argomento molto spinoso e ricorrente è quello che vede i governi impegnati a definire i confini entro i quali le varie multinazionali del web possono trarre profitti all’interno dei confini nazionali. In altre parole l’idea è quella di imporre loro una tassazione, la cosiddetta Web Tax.

I grandi colossi del web come Facebook, Amazon, Google e Apple ad oggi in Europa pagano tasse irrosorie utilizzando scappatoie varie, come far figurare i profitti in paesi in cui si hanno agevolazioni fiscali.

Le azioni dei più grandi paesi Europei

Alcuni paesi europei come Francia e Germania stanno già valutando delle proposte concrete, mente l’Inghilterra ha già preventivato una tassa pari al 25% sui profitti delle multinazionali del web.
In Italia per ora non ci sono delle proposte concrete ma appare evidente che lo strapotere dei ‘colossi del web’ debba essere regolamentato seriamente.

Lo strapotere di Google in Italia

Basti pensare che Google nel nostro paese può arrivare a fatturare più di 1000 milioni di euro in pubblicità, molto più degli attori del settore affermati da anni. Evidentemente è necessario analizzare questo fenomeno alla base ed evitare che queste enormi cifre vengano tassate in maniera ridicola con le multinazionali pronte ad aggirare l’ostacolo.

Stabile organizzazione o società di servizi?

Il problema principale è che le società del web non figurano mai come “stabile organizzazione” bensì come società di servizi. In questo modo avendo delle sedi in paesi europei con tassazione agevolata il gioco è fatto.

L’idea sarebbe allora quella di definire una soglia di fatturato oltre la quale le aziende del web sarebbero costrette a versare le tasse nel paese di riferimento scongiurando così di eludere il fisco.

Il tira e molla di questi ultimi anni nel nostro paese

La Web Tax era già stata introdotta da Boccia come emendamento alla legge di stabilità del 2013. L’emendamento prevedeva l’obbligo di apertura di partita IVA per le società del web che si occupano di pubblicità e di vendita attraverso e-commerce. La paura, però, che si determinasse una vera e propria involuzione digitale nel nostro paese ha fatto si che Matteo Renzi cancellasse con apposito decreto la Web Tax (con numerose proteste da varie parti politiche come il Movimento 5 Stelle).

Ora il dibattito è nuovamente acceso. Il problema è che bisogna valutare attentamente il da farsi. Infatti, se consideriamo solo Google, questa potrebbe arrivare a pagare fino a 320 milioni di euro di tasse in Italia, una cifra molto elevata e che potrebbe portare le multinazionali a riconsiderare i loro investimenti ed eventualmente abbandonare il nostro paese.

Attenzione, dunque, il rischio è quello di prendere per poi perdere tutto.