Dal 1° gennaio 2015 è entrata in vigore una nuova norma definita Voluntary Disclosure, finalizzata ad aprire le porte del rimpatrio finanziario a tutti i soggetti che detengono capitali all’estero (vedi anche Anagrafe tributaria). In questo modo la propria posizione fiscale viene sanata e regolarizzata.

Molti però si chiedono se le sanzioni ed i termini del condono siano davvero favorevoli: la Voluntary Disclosure, di per sé, è un procedimento davvero complesso, che deve essere analizzato nel dettaglio e che necessità, senza dubbio, di una valutazione approfondita da parte degli esperti del settore. La difficoltà di interpretazione, e gli alti costi da sostenere per farlo, hanno convinto il legislatore a fissare una via semplificata che, in caso di capitali inferiori ai 2 milioni di euro, stabilisce un calcolo forfettario per tasse e penali.

Inoltre, molti cittadini considerano la Voluntary Disclosure come un condono fiscale: se nella forma può assomigliargli molto, nella sostanza non è così. Infatti le imposte aggirate negli anni, con lo spostamento all’estero dei fondi, e gli interessi maturati vanno pagati integralmente. Tuttavia, sul fronte le sanzioni economiche, lo Stato è più morbido, garantendo sconti consistenti a chi decide di riportare nei confini nazionali i fondi esteri.

Voluntary Disclosure: accordi statali e rischi

L’accordo che prevede lo scambio di informazioni ai fini fiscali e di controllo sottoscritto da Stati quali la Svizzera, il Liechtenstein ed il Principato di Monaco ha messo in allarme i numerosi detentori di conti correnti all’estero. Un accordo di Non Black List, come è stato definito dagli esperti, e che prevede, come unica via per il rimpatrio legale di investimenti e attività finanziarie, l’accesso al Voluntary Disclosure.

Chi fosse interessato a riportare in Italia i propri soldi deve sapere che ha tempo di presentare domanda fino al 30 settembre 2015. Diversamente da quanto accaduto con gli scudi fiscali di qualche anno fa, l’anonimato non è possibile: la richiesta, infatti, deve essere inoltrata in chiaro, e non è possibile neppure avere il supporto di un intermediario (vedi anche Tassazione rendite finanziarie). Ciò non toglie che per completare bene i vari riquadri del modulo a due facciate è sempre meglio avvalersi della consulenza di commercialisti o professionisti del settore.

Ma il Voluntary Disclosure conviene?

Rispondere a questa domanda è tutt’altro che semplice: come spesso avviene in queste situazioni, ogni caso meriterebbe una valutazione specifica. Avere la possibilità di seguire la strada delle legalità è sempre positivo, considerando anche il fatto che le percentuali sanzionatorie sono di molto inferiori al normale.

Esempi: si va dall’1,5% nei Paesi dichiarati White List, al 4,5% di quelli in Black List. Nonostante ciò le imposte evase dovranno essere ripagate fino all’ultimo centesimo, e qui sembra risiedere il dubbio principali dei detentori delle somme estere.

I nuovi accordi internazionali, tuttavia, stanno sempre più spalancando le porte alla diffusione delle informazioni tra gli Stati: per dormire sonni tranquilli, quindi, conviene accettare il compromesso e dare il via alle pratiche di Voluntary Disclosure.