E’ passato più di un anno da quando, il 1 luglio 2014, sono entrate in vigore le nuove regolamentazioni sulla tassazione rendite finanziarie che hanno investito milioni di italiani. La manovra ha visto elevare di 6 punti percentuali la pressione sui guadagni ottenuti attraverso la stragrande maggioranza dei prodotti d’ investimento scambiati in Italia (vedi anche Rendimento titoli di Stato).

Dal 20%, quindi, oggi la tassazione rendite finanziarie è passata al 26%, poco più di un quarto del guadagno totale di risparmiatori. Il legislatore, però, non ha utilizzato un approccio su tutti gli strumenti disponibili sul mercato: l’obiettivo, infatti, è stato quello di avvantaggiare i cittadini che investono nei Titoli di Stato, nei Buoni Postali Fruttiferi e nelle polizze vita. Gli impatti più gravi, invece, hanno interessato i conti di deposito (vedi Conto deposito Findomestic), le obbligazioni, l’intero mercato azionario ed i prodotti della cosiddetta gestione del risparmio (vedi anche Hello Saving).

Vediamo nel dettaglio le principali novità, molto utili ai risparmiatori per capire dove ancora conviene investire per ottenere il massimo (vedi anche Investimenti Arancio e Risparmio assicurato CheBanca), considerate anche le novità sul segreto bancario applicate in Svizzera ed altri Paesi, noti nel mondo finanziario, come paradisi fiscali.

Titoli di Stato, BFP e Polizze vita: la tassazione non subisce variazioni

Negli anni 90 era diventato un tam tam noto a tutti: “investi nei Titoli di Stato che fruttano e sono sicuri”. A oltre 15 anni di distanza questa frase non è mai stata più vera, soprattutto sul fronte delle tassazioni da pagare per chi investe. I Buoni del Tesoro, infatti, non hanno subito variazioni e sono rimasti, come nel passato, ad una pressione del 12,5%. Così come i Buoni Postali, inalterati dopo l’ultima manovra governativa. Chiudono la categoria degli intoccabili le polizze sulla vita, le cosiddette coperture assicurative di ramo I: tassazione che non si muove dall’ormai canonico 12,5% ed esenzione completa dall’imposta di bollo dello 0,2%.

Per azioni e conti deposito la stangata è pesante

Dal 1° luglio 2014 tutti i guadagni effettuati da compravendite azionarie (in generale da capital gain) subiscono una tassazione del 26%. Ciò significa che per ogni 100 euro di guadagno ben 26 vengono assorbiti dal gettito fiscale.
Rientrano in questa categoria anche i tanto amati dividendi che, talvolta, vengono distribuiti dalle aziende quotate: se fino a poco meno di un anno fa l’imposta impattava sul rendimento per il 20%, ora la normativa ha elevato di 6 punti percentuali l’imposizione fiscale. I conti deposito, infine, non stanno meglio: il già loro risicato profitto degli ultimi periodi (la media di settore parla di un tasso all’1,8% lordo) viene ancor più eroso dall’imposta fiscale al 26% (per approfondimenti vedi Tassazione conti deposito).

Sembra, quindi, che i piccoli risparmiatori debbano trovare valide alternative per far fruttare i loro soldi (vedi Confronto conti deposito). Intanto sembrano scongiurate per il per il 2016, così come già avvenuto nel 2015, altre forme di prelievo, lasciando la situazione invariata, se non altro potendo così fare le proprie considerazioni su un quadro chiaro, anche se non idilliaco. Anche per la tassazione delle rendite finanziarie estere non si registrano novità.

Approfondimenti