Avete qualche risparmio e volete farlo fruttare? State pensando all’apertura di un conto deposito?

Partiamo da una premessa: se pensate di ricavare degli interessi elevatissimi da un conto deposito, vi sbagliate di grosso. Le banche oggi, pur tenendo e ‘sfruttando’ i soldi dei propri clienti, offrono dei tassi di interesse in molti casi davvero molto bassi (vedi anche Rendimento titolo di Stato).

Conto deposito: le due principali forme

Facendo un piccolo distinguo ricordiamo che esistono due forme di conto deposito, quella libera e quella vincolata. La prima permette l’esecuzione di operazioni bancarie nominali come bonifici e la somma presente sul conto stesso è sempre immediatamente disponibile.

La seconda forma prevede, invece, un vincolo a tempo del denaro depositato che non può tornare a disposizione prima della scadenza temporale stabilita dal contratto se non con pagamento di una penale variabile (oppure rinunciando al tasso di interesse previsto, per accontentarsi di uno molto più basso).

Ma quanto è tassato un conto deposito? L’imposta di bollo.

La prima tassa da valutare quando si apre un conto (parlando in senso assoluto) è l’imposta di bollo. Grazie al decreto ‘Salva Italia’ (del 2011), infatti, è stato stabilito che la somma annuale da versare per chi possiede un normale conto corrente è pari a 34.20 euro.

Ricordiamo anche questa somma non deve essere corrisposta se si ha una Giacenza media inferiore ai 5000 euro (no tax zone). Le aziende e le imprese devono, invece, corrispondere una cifra annuale pari a 100 euro (vedi anche .

Per i possessori di un conto deposito (sia per quelli liberi che per quelli vincolati) si paga un’imposta proporzionale (che già dal 2014 è confermata dall’1.5 al 2 per mille della somma investita) con raggiungimento della somma di 34,20 euro a partire dai depositi superiori ai 17.100 euro euro, non più a titolo di imposta “fissa” ma in quanto si raggiunge quello che un tempo era l’importo minimo da corrispondere indipendentemente da quello depositato (con o senza vincolo).

Attenzione: il 2 per mille di 17.100 euro infatti fa proprio 34,20 euro.

Di contro se vincolate 10000 euro pagherete un bollo di circa 20 euro. Ma non basta. Oltre alla tassa ‘di possesso’ si pagano anche le tasse sugli interessi.

Detto in altri termini, il tasso di interesse che viene dichiarato in sede di contratto è un tasso lordo. Su questo, infatti viene applicato un ulteriore prelievo a titolo definitivo pari al 26% (nessuna novità, dopo quelle introdotte nel 2014 per gli strumenti finanziari, per il 2015 e 2016).

Per fare ancora una volta un esempio pratico se avete un conto con rendimento pari all’1.5% lordo, in realtà, la somma di interesse netta che percepirete sarà calcolata all’1.11%.

Considerazioni finali: spese di bollo a carico della banca e tasse sugli interessi

In realtà sono sempre meno le banche e gli istituti di credito che si ‘accollano’ le spese di bollo del conto deposito (come ad esempio Rendimax di Banca Ifis).

Il passaggio, invece, dal 20 al 26% di prelievo sull’interesse che si percepisce da un conto deposito non ha praticamente influenza (nell’ordine di qualche euro) per depositi fino a 5 mila euro. Diventa, di contro, importante per cifre superiori.