L’ultimo decennio è stato caratterizzato dal grande boom delle installazioni di impianti per la produzione energetica basati su risorse rinnovabili, in particolare il fotovoltaico e l’eolico. Proprio in questi due settori si sono riscontrati i dati più eclatanti: gli investimenti sono variati dai 6 miliardi di euro del 2000 agli otre 163 miliardi del 2011 ed il trend non sembra arrestarsi neanche nel 2012.

Mentre fino a qualche anno fa lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie rinnovabili erano per di più alimentate dalla tematica della salvaguardia ambientale, oggi la situazione è drasticamente mutata: il costo dei combustibili fossili nel lungo periodo è destinato ad aumentare al contrario di quello connesso allo sfruttamento delle rinnovabili.

È proprio tale aspetto che ha incentivato alcuni investimenti colossali in questo settore: in Brasile, proprio ultimamente è stato ultimato un impianto eolico che produce elettricità a costi addirittura inferiori ad una centrale termoelettrica, mentre ad Estremadura in Spagna è in costruzione un immenso impianto fotovoltaico di ben 250MW.

Proprio i dati economici divulgati dalle autorità spagnole ci permettono di comprendere la reale portata della convenienza dell’investimento nel rinnovabile: in un solo anno di attività della centrale sarà possibile rientrare dell’intero costo dell’opera.

Molti paesi, attratti da queste prospettive di remunerazione nel breve periodo, hanno deciso di investire nello sfruttamento di queste risorse: ad esempio la Cina sta veicolando i propri investimenti in questo settore e diminuendo quelli relativi alla produzione di carbone.

Cosa succede in Europa?

Per molti stati europei, come l’Italia, la convenienza degli investimenti nella green energy non è solo vincolata ad un aspetto economico, ma bensì strategico. Grazie all’implementazione degli impianti ad energia pulita si potrà finalmente allentare la nostra dipendenza dai paesi esportatori di petrolio e Gas.

Analizzando inoltre il mercato energetico italiano possiamo affermare che il propagarsi di queste tecnologie alternative genererà innanzitutto un problema di regolazione della rete nazionale: le grandi compagnie energetiche dovranno infatti adeguare gli impianti per garantire l’efficienza del servizio anche nel futuro.

Inoltre, il peso economico dei grandi gruppi, come ad esempio il colosso dell’Enel, è destinato a ridimensionarsi nel prossimo futuro: già ad oggi, infatti, contiamo almeno 350 mila impianti rinnovabili di proprietà dei nostri concittadini e le stime ci parlano di un vertiginoso incremento nei prossimi anni.

In altri paesi europei, come la Germania, i dati sono addirittura più eclatanti: attualmente sono oltre 1 milione le installazioni energetiche non controllate dalle utilities.

Questo aspetto viene definito dagli economisti con il termine di democratizzazione del sistema produttivo: questo fenomeno se opportunamente veicolato dalle autorità competenti, potrà contribuire all’auto-soddisfacimento del nostro fabbisogno energetico e quindi ad una ripresa del sistema economico nazionale.