Il pignoramento del conto corrente è quella forma di tutela che viene applicata in casi estremi per i debiti del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione o nei confronti di un istituto di credito (vedi anche Anagrafe tributaria). Nel primo caso si tratta dei debiti di natura esattoriale di cui si occupa solitamente Equitalia o altri istituti di pari funzionalità.

Ebbene si, Equitalia ha accesso alle banche dati relative ai conti correnti, in pratica se avete un debito con lo stato sarete totalmente trasparenti. Ma fino a che punto i risparmi possono essere pignorati?

Diciamo che negli ultimi anni è stata introdotta qualche tutela in più. Non viene, infatti, toccata la somma dell’ultimo stipendio per garantire al debitore il suo stesso mantenimento e il massimo prelevabile è pari ad un quinto della busta paga totale.

Pignoramento del conto corrente da parte di un istituto bancario

Il pignoramento può anche avvenire da parte di un istituto bancario o di una finanziaria che prima, spesso e volentieri, si rivalevano su uno dei beni più preziosi, la casa.

A partire dalla sentenza numero 19270/2014 della corte di cassazione la casa è stata definita come bene inviolabile che non può essere pignorato neppure dalle banche.

Come difendersi dal pignoramento del conto corrente

Se sapete di avere dei debiti importanti, siano essi verso la banca o verso Equitalia, la sola cosa che potete fare è mettervi al riparo. Come?

Semplicemente mettendo in pratica alcuni escamotages (che possono incontrare dei limiti ad esempio nel caso di un conto aziendale, esposto dalle agressioni dei vari debitori).

  1. La prima cosa potrebbe essere quella di togliere tutti i soldi dal conto. Via via che arrivano i soldi dello stipendio si può pensare di prelevarli e versarli su un altro conto intestato ad esempio ad un familiare. In questo modo la tagliola non potrà intervenire (anche se potrebbe essere necessario giustificare adeguatamente tale ‘transizioni’).
  2. Altra possibilità è la cointestazione del conto. La cifra pignorabile, in questo caso, sarà pari al 50% delle somme depositate, tra l’altro non facilmente accessibili se non dopo apposita procedura giudiziale (insomma guadagnerete perlomeno un pò di tempo viste le lungaggini burocratiche).
  3. Un’altra via, forse troppo complicata, è quella di richiedere l’apertura di un credito. In questo modo lasciando il conto in rosso avrete in ogni caso la possibilità di accedere ad una somma ulteriore (stabilita dalle condizioni del fido). Il neo di questa soluzione è che ogni Fido bancario ha un tasso di interesse che va ad intaccare il capitale iniziale.