Tra tutte le fonti rinnovabili probabilmente quella derivante dal calore della terra rappresenta quella più efficiente nel breve periodo: da recenti studi infatti, risulta che anche se allo stato dell’arte è possibile utilizzare solo 2.000 ZJ dei 12.600.000 ZJ contenuti dal nostro pianeta, la geotermia consente di soddisfare per ben 4.000 anni il fabbisogno energetico mondiale, stimato intorno alle 0.5 ZJ annui.

Cosa si intende per Geotermia?

La Geotermia è quella tecnica che consente di convogliare i vapori generati dalle correnti d’acqua del sottosuolo in apposite turbine che, mediante l’ausilio dell’alternatore, producono energia elettrica.

È bene notare che, più entriamo in profondità della terra più il calore aumenta: parliamo di un incremento di 30 °C per Km sulla Crosta terrestre ed oltre 100°C per Km nel Nucleo.

Per evitare la discontinuità nell’emissione di vapore dal sottosuolo si immette ad alte profondità acqua fredda così da non creare interruzioni nella produzione energetica.

Quali sono i possibili utilizzi del Geotermico?

Anche se dai dati precedenti si evince l’importanza di questa fonte energetica, ad oggi solo l’1% del fabbisogno mondiale è soddisfatto da questa risorsa.

Il Geotermico è principalmente adottato per il riscaldamento delle abitazioni: il paese leader in tale ambito è l’Islanda, che utilizza questo mezzo per scaldare ben l’85% degli appartamenti.

Quali sono i vantaggi?

La produzione di energia mediante l’utilizzo del Geotermico genera i seguenti vantaggi:

  • Utilizzo di una fonte rinnovabile: mediante l’utilizzo del calore contenuto nel sottosuolo, potremmo soddisfare il fabbisogno energetico mondiale nel breve-medio periodo;
  • Salvaguardia dell’ambiente: l’utilizzo di questa risorsa in alternativa alle fonti fossili sicuramente avrebbe risultati positivi in termini di tutela dell’ambiente. È doveroso evidenziare come, a differenza dell’eolico e del fotovoltaico, comunque sia sbagliato considerare il Geotermico completamente non inquinante perché nei vapori emessi sono contenute anche alcune sostanze inquinanti.Ovviamente il problema è facilmente risolvibile con l’adozione di apposite apparecchiature e comunque le emissioni eventualmente generate non sono neppure paragonabili a quelle prodotte dalla combustione dei materiali fossili;
  • Riciclaggio degli scarti.

Quali sono gli svantaggi?

Gli svantaggi connessi all’impiego di questa fonte energetica sono:

  • Alti costi di trivellazione: è il fattore che più incide sullo sfruttamento di questa risorsa. È bene evidenziare che comunque nel corso degli anni l’incidenza del costo di tale attività è in netta diminuzione: si passerà dai 50 – 150€ per MWh attuali ai 40-80€ per MWh nel 2020;
  • Emissioni di odori sgradevoli: in prossimità delle centrali si avverte un sgradevole tanfo provocato dalla fuoriuscita di idrogeno solforato dagli impianti. Molte imprese per non arrecare danno alla popolazione circostante hanno applicato appositi dispositivi per eliminare quasi totalmente il problema.
  • Impatto estetico: gli impianti di produzione energetica che utilizzano questa fonte sono antiestetici perché principalmente composti da un agglomerato di tubi intrecciati.