Nel mese di marzo il programma italiano volto alla ripartizione dei fondi europei per gli investimenti che riguardano lo sviluppo della banda larga 2014-2020 è stato bocciato e quindi è tutto da revisionare. Secondo la Commissione dell’Unione Europea il piano presentato dall’Italia ha troppe lacune e ci sono troppe contraddizioni rispetto ai criteri comunitari. La lista degli interventi che sono previsti per lo sviluppo della banda larga è incompleta, questo è ciò che è stato detto a Bruxelles oltre al fatto di incolpare le autorità italiane di non aver determinato con certezza gli obiettivi, le ragioni e i tempi degli interventi che si dovranno porre in essere.

Quindi la commmissione UE chiede di rivedere il piano strategico e le modalità di utilizzo dei fondi europei, perchè sono stati individuati in tutto 351 rilievi nel testo italiano, dalle normative che regolano l’e-Procurament e l’e-Governement alle considerazioni presenti sul piano italiano in cui si da poca importanza alle competenze informatiche poichè si pensa che non siano fondamentali per migliorare lo status sociale e l’occupazione nonostante il loro peso in campo economico.

La missiva dell’UE

Il verdetto negativo emesso dall’Unione Europea è stato scritto nella missiva inviata al governo italiano in data 10 marzo 2014, con questo documento la Commissione smantella interamente l’accordo di Parternariato dell’Italia, cioè il documento dove sono descritte tutte le stategie che il nostro paese intende adottare in vista delle entrate dei fondi stanziati.

Oltre che a colpire il piano della strategia per i fondi Comunitari, da Bruxelles vengono criticati anche gli interventi che l’Italia effettua direttamente per combattere il digital divide come si legge dalla missiva [cit.] “ non si affronta adeguatamente il divario relativo all’ infrastruttura di banda larga ad alta velocità, come raccomandato dal CSR 6 e dal PPC. L’OT2 dovrebbe identificare i divari e indicare le azioni più opportune per raggiungere i target di 30 e 100 Mbps. Si nota che, se da un lato l’obiettivo specifico 2.1 fa riferimento sia ai 30 Mbps che ai 100 Mbps, il testo relativo all’analisi si limita ai soli 30 Mbps (addirittura la sezione 1.1 e la figura 9 si riferiscono solo ai > 2 Mbps) senza precisare gli obiettivi e la relativa tempistica, ma indicando soltanto un riferimento generico a Europa 2020.”

Addirittura dal documento italiano si può evincere che l’obiettivo dei 100 mega non viene proprio preso in considerazione mentre per quanto riguarda il minimo dei 30 mega non sono presenti i riferimenti ai tempi e agli obiettivi da raggiungere.

Richiami sull’Agenda Digitale

Per quanto riguarda l’Agenda Digitale italiana l’Unione Europea vuole focalizzare l’attenzione dell’Italia sull’importanza di migliorare il progetto vigente che dovrebbe essere riadeguato in base alle comunicazioni e osservazioni fatte dalla commissione, sia sulla base delle ripartizione degli investimenti economici che delle strategie adottate.

Nuova legislazione Europea

Attualmente L’Italia si è mossa per modificare la sua Agenda Digitale e con le nuove direttive Comunitarie si otterrà un taglio del 30% dei costi per il raggiungimento dell’obiettivo banda larga evitando la duplicazione delle infrastrutture e consentendo di coordinare i lavori di ingegneria civile in modo da ottenere tramite procedure semplificate e trasparenti nuove infrastrutture e permessi per gli edifici già in funzione.

Con la nuova normativa Europea si contribuirà a raggiungere gli obiettivi che erano stati prefissati e cioè: tutti i cittadini europei e le imprese europee entro il 2020 dovranno accedere liberamente e senza ostacoli alla rete internet ad una velocità in download di almeno 30 mb al secondo e la possibilità per almeno il 50% dei cittadini di poter accedere alla connessione ad internet con velocità in download fino a 100 mega al secondo.