Negli ultimi venti anni la diffusione di internet è stata inarrestabile e ha contribuito a cambiare il mondo come mai avremmo potuto immaginare, grazie alla rete è infatti possibile comunicare con persone di tutto il mondo, socializzare, informarsi, condividere documenti, filmati e musica in modo facile e veloce semplicemente cliccando con il mouse o sfiorando un touch-screen.

Lo sviluppo del web è andato di pari passo con quello delle infrastrutture che hanno bisogno di modernizzarsi per permettere agli internauti di navigare al massimo della velocità, purtroppo ciò non è sempre possibile e così se alcuni utenti possono disporre di una connessione stabile, velocissima e ultraperformante ce ne sono altri che devono fare i conti con connessioni lente e instabili se non addirittura del tutto assenti; questo divario tra chi può accedere alle tecnologie digitali e chi ne è escluso, parzialmente o totalmente, è chiamato digital divide.

Di cosa si tratta?

Il termine digital divide venne usato per la prima volta in America all’inizio degli anni 90, quando il rapido sviluppo della rete internet (nata pochi anni prima) fece nascere la necessità di garantire al maggior numero possibile di cittadini l’accesso a questa tecnologia. Poter utilizzare internet e le tecnologie digitali in generale è infatti fondamentale per lo sviluppo economico e culturale di un paese che rischia altrimenti di rimanere in uno stato di arretratezza e di perdere competitività a livello produttivo, un rischio che diventa particolarmente problematico soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Da cosa deriva questo “divario”?

Le cause del digital divide sono molteplici, le principali sono:

  • Infrastrutture carenti o obsolete
  • Costi troppo elevati sia per gli operatori (ammodernamento delle infrastrutture) sia per i clienti (difficoltà ad acquistare un computer o a pagare un abbonamento per internet)
  • Scarsa dimestichezza di alcuni utenti con la tecnologia, soprattutto i più anziani

Digital divide in Italia

In Italia purtroppo il problema del divario digitale è particolarmente sentito dato che l’utilizzo del computer e di internet è decisamente inferiore alla media europea. Tra le cause, oltre alle carenze infrastrutturali, bisogna tenere conto di una burocrazia lenta e farraginosa che scoraggia e spesso ostacola gli investimenti degli operatori per ammodernare le linee, oltre ad una classe politica che negli ultimi anni ha preferito sostenere gli investimenti sul medium televisivo piuttosto che sull’informatizzazione del paese.

Secondo uno studio ben 4 italiani su 10 non hanno mai utilizzato internet e siamo al penultimo posto in Europa per la velocità delle connessioni (peggio di noi solo la Turchia) inoltre solo il 55% delle famiglie può disporre di una linea adsl. Questi dati ci allontanano dagli standard degli altri paesi e se la situazione non migliora sarà impossibile raggiungere l’obiettivo imposto dall’Unione Europea che prevede una connessione minima di 30 mb per tutti entro il 2020.

Le particolari caratteristiche territoriali del nostro paese non consentono una copertura omogenea della rete per cui l’adsl è disponibile a “macchia di leopardo” ed è più o meno performante a seconda della zona, mentre esistono ancora località, soprattutto in montagna, dove non c’è copertura ed è impossibile poter usufruire di una connessione ad internet.

Perchè non si interviene?

Spesso sono stati annunciati in passato interventi pubblici per ridurre il digital divide ma ogni piano è stato ridimensionato o congelato a causa degli elevati costi e dell’errata convinzione da parte della classe politica che investimenti del genere non rappresentino una priorità in tempo di crisi, idea sbagliata dato che ridurre il divario digitale e diffondere l’uso del computer e di internet può solo portare effetti benefici all’economia e alla struttura sociale del paese, aumentando la competitività e la produttività delle aziende e rendendo più snella ed efficiente la pubblica amministrazione.