Conto corrente estero – Quanto costa?

Dal 2001 i controlli sui movimenti di denaro sono diventati molto più rigidi. Ciò ha operato una ‘stretta’ sulle possibilità di aprire un conto corrente all’estero segreto e non dichiarato. Infatti per intercettare movimenti di denaro destinati a operazioni illecite le banche sono state convogliate all’interno di un sistema che le costringe a fornire tutte le informazioni relative alla tenuta e all’uso di un conto corrente aperto presso di esse (e se questo accade all’estero non fa alcuna differenza).

E’ legale?

Una domanda che spesso si sente rimbalzare nel web è se aprire un conto corrente all’estero sia o meno legale. Di per sé l’apertura di un conto non è illegale, ma è necessario che i soldi per farlo, e quelli che entreranno ed usciranno dal rapporto bancario estero, provengano da attività lecite. Si può quindi assolutamente affermare con certezza che l’apertura di un conto corrente all’estero, sia in una banca presente un Paese membro dell’Ue che in uno extra Ue è perfettamente legale, a patto che siano rispettate le condizioni minime necessarie per garantire la legittimità, che sono:

  • denaro usato per l’apertura e per movimentare il conto di provenienza lecita;
  • rispetto delle disposizioni di legge sulle dichiarazioni dei redditi (per il quadro rw);
  • massima trasparenza per le comunicazioni e il trasferimento delle informazioni alle autorità fiscali sia del Paese presso il quale c’è la banca che ha aperto il rapporto bancario, che presso le autorità del Paese ove ha la residenza il titolare del suddetto rapporto bancario;
  • pagamento dell’Ivafe.

Quali vantaggi garantisce?

Aprire un conto all’estero è spesso complicato, e si devono affrontare dei disagi anche di una certa importanza (non sempre per fortuna). Quindi, per chi è deciso a farlo comunque, ci devono essere dei concreti vantaggi da ottenere. Purtroppo spesso si intraprende questa strada perché ci si basa su semplici credenze popolari, che erano al massimo valide e attuali fino a qualche anno fa e che oggi risultano completamente superate.

Per prima cosa aprire un conto all’estero in modo legale è solo il primo passo, perché successivamente il requisito di legalità deve essere mantenuto. Qui ci troviamo a toccare il primo tasto che è quello della segretezza. Va subito sottolineato che la segretezza è garantita al 100% solo nei confronti dei privati, mentre alle pubbliche amministrazioni il tutto deve essere mantenuto trasparente (parliamo di quelle fiscali, di giustizia e amministrative). Se si vuole un conto estero segreto anche verso le autorità bisogna aprirne uno nei Paesi offshore (vedi anche Come aprire un conto offshore), ma qui oltre ad avere dei costi molto elevati e una serie di formalismi che impongono anche il pagamento di varie figure che svolgono mansioni spesso non ben specificate, non si ha alcuna forma di tutela in caso di contenzioso.

In più può succedere che il paese in questione decida di uscire dalla black list per allinearsi con gli altri Paesi e quindi la segretezza nel giro di pochissimo tempo viene sgretolata. A questo si aggiunge anche l’aspetto negativo delle difficoltà di utilizzo del denaro, visto che trasferimenti da e per, e l’uso di carte bancomat o credito collegate, finiscono con il rendere tracciabile ugualmente ogni movimento.

Un altro aspetto è quello di poter contare su un conto che non sia pignorabile. Anche qui però si rischia di rimanere delusi perché un conto estero non può essere non dichiarato (se legale), e quindi la ‘non pignorabilità’ è una possibilità che non si possiede. Per raggiungere questo scopo si hanno due possibilità:

  • la prima è quella di assenza dell’obbligo di dichiarazione. Questa situazione si verifica solo quando non vengono raggiunte le somme minime per far scattare l’obbligo di dichiarazione nell’apposito quadro nel modello di dichiarazione per le persone fisiche o società;
  • l’altra possibilità è quella di scegliere un conto in un Paese off shore con gli aspetti negativi che abbiamo già però esposto.

A chi conviene aprirlo?

Questa scelta deve essere fondata su alcuni presupposti certi come ad esempio:

  • la necessità di proteggersi da un rischio palese riguardante il proprio denaro;
  • per diversificare i propri risparmi anche con questo sistema;
  • per ottenere un conto a costi più bassi (in nome di un risparmio concreto);
  • per sfruttare meglio la propria liquidità (basandosi su un guadagno sicuro e reale).

Qui è abbastanza chiaro che l’opportunità di ottenere uno qualsiasi di questi obiettivi rende accettabile se non apertamente conveniente procedere con l’apertura del rapporto bancario. Può essere utile aprire un conto estero anche per sfruttare l’effetto sul cambio valutario (ovviamente parliamo di conti in divisa estera, come dollaro, sterlina, franco svizzero ecc).

In senso assoluto bisogna considerare con molta attenzione i costi iniziali di apertura, molto spesso richiesti dalle agenzie o dagli studi di avvocati che offrono questo genere di servizio. Questo aspetto rende la convenienza ridotta o portata in negativo nelle prime fasi e può sconsigliare l’apertura a quanti non sono sicuri di mantenere quel rapporto bancario per un certo arco temporale abbastanza lungo. L’unica eccezione a questo discorso si ha solo nel caso della palese necessità nel proteggersi dal rischio di default di un paese che ormai evidenzia sintomi finanziari di grande fragilità.

Come fare per l’apertura?

Per diventare titolari di un vero e proprio conto corrente estero difficilmente si potrà procedere online (facendo una netta distinzione dai conti elettronici che possono essere aperti in modo istantaneo con pochissime formalità e direttamente online, ma che sono anche limitati nelle funzionalità) . Ci sono poche eccezioni, comunque presenti, dove sono richiesti però documenti che attestino in modo inequivocabile lo status di “correntista” (ad esempio con referenze bancarie) e l’identità del richiedente (con appositi certificati rilasciati da questure, comuni ecc). Molto spesso, anche se il primo step di apertura avviene online poi viene richiesta la presenza fisica di conferma del correntista.

In molti Paesi non ci può essere apertura prima che sia avvenuto un incontro conoscitivo con l’aspirante correntista (una prassi molto usata in Svizzera) o se non si giustifica la “presenza” in quel Paese con appositi moduli, ricevute, ecc. Per ovviare a queste difficoltà può tornare ancora una volta utile pagare studi ed agenzie valutando con attenzione i costi che si andranno a sostenere.

Quando si fanno le dichiarazioni?

Le dichiarazioni vanno fatte in due casi:

  • quando la giacenza media annua è di almeno 5 mila euro (ai fini del pagamento dell’Ivafe con aliquota del 2 per mille);
  • quando il “volume” annuo supera i 15 mila euro (ai fini della dichiarazione dei redditi).

Può succedere che sussista un obbligo solamente (ad esempio solo per i 5 mila euro), ed allora la dichiarazione andrà ottemperata solo per esso.