Chi desidera tutelare la propria privacy al massimo anche nel segmento dei pagamenti, può optare per una scelta che negli ultimi tempi sta facendo registrare un notevole aumento di adesioni.

Stiamo parlando delle carte di credito anonime, collegate a conti correnti offshore e quindi non intestate direttamente ai possessori e agli utilizzatori. Una scelta possibile ma certamente non priva di rischi. Da un lato, infatti, la garanzia dell’anonimato è pressoché totale, in considerazione del fatto che sulle carte non è mai riportato il nominativo dell’intestatario e perché le stesse sono molto difficili da ricondurre ai conti di provenienza, posti, per la maggiore, nei Paesi considerati come paradisi fiscali (vedi anche Assicurazione viaggio).

Dall’altro lato, però, a seguito degli episodi di terrorismo che hanno caratterizzato gli ultimi 15 anni del panorama internazionale, si è assistito ad un giro di vite delle normative, sempre più rigide, con l’obiettivo di combattere i fenomeni di antiriciclaggio (vedi anche Anagrafe tributaria).

E’ possibile, quindi, che una carta di credito anonima non venga accettata di buon grado dagli esercizi commerciali, indipendentemente dal circuito al quale essa è collegata.

Pro e contro delle carte anonime offshore

Le carte di credito anonime hanno la peculiarità di poter essere utilizzate da chiunque le presenti, come succedeva fino a qualche tempo fa con il libretto al portatore (che nell’analogia porta alle prepagate ricaricabili al portatore, presenti in poche versioni come la Postepay Twin, la carta Sisal, ecc).

In entrambi i casi il vantaggio è in termini di praticità e privacy, anche se il problema maggiore riguarda la sicurezza. Infatti, in caso di smarrimento o furto è quasi impossibile vedere tutelati i propri interessi. Non solo: anche il processo di richiesta e di ottenimento di queste carte può essere a rischio.

Se l’anonimato durante l’utilizzo è assolutamente garantito, i dati personali e le copie dei documenti d’identità devono essere inviate all’estero, via web, ad intermediari di cui si hanno poche informazioni.

Se i paradisi fiscali hanno, quindi, la caratteristica di fornire informazioni frammentarie in caso di controlli delle autorità, lo stesso vale nel caso di reperimento da parte dei clienti di maggiori dettagli. Ovviamente a patto di evitare le carte prepagate con Iban che sono più facilmente riconducibili al proprietario, a meno di intestazione a società vere e proprie offshore o a prestanome, o addirittura a nomi di fantasia.

Soluzioni alternative

In base alle ragioni che spingono a richiedere una carta anonima si possono seguire percorsi alternativi a quello dell’offshore, per ottenere livelli di sicurezza maggiori. Le carte ricaricabili, ad esempio, vengono rilasciate, nella stragrande maggioranza dei casi, senza riportare il nominativo sulla carta e sono ideali per gestire, in piena privacy e sicurezza, piccole somme.

Chi invece ha la necessità di operare con fondi molto più elevati può tutelarsi anche attraverso le banche di investimento con conti cifrati: un vantaggio anche in termini di costo, considerato che le carte offshore presentano spese ingenti per l’ottenimento.