Passare da un operatore telefonico ad un altro dovrebbe essere una procedura ormai semplice, ed anche se non sempre è così, se non altro esistono delle indicazioni più certe e trasparenti sui diritti che si hanno e sulle forme di tutela di cui si può usufruire. La spinta verso una scelta di questo tipo dovrebbe avvenire partendo dal presupposto generale che vale in qualsiasi campo ovvero quello del risparmio, ma vi sono anche altri aspetti importanti legati non solo all’aspetto meramente economico.

Quando conviene il cambio dell’operatore telefonico?

Il digital divide sta via via perdendo terreno, ma in tantissime zone di Italia (più del 50%) per poter avere un servizio di connessione Adsl veloce, ancora oggi, l’unico operatore valido rimane Telecom Italia. Infatti la maggior parte degli altri provider offrono il servizio in wholesale, il che può portare a tantissimi disagi a coloro che cercano una connessione veloce (per cui bisogna fare ancora maggiore attenzione al rispetto delle velocità minime garantite in upload e download).

Come detto, quindi, non ci si può limitare a considerare la convenienza dal punto di vista meramente economico (a meno che non si tratti di servizi di telefono fisso con solo servizio voce), ma bisogna anche considerare il tipo di uso che dovrà essere fatto con l’Adsl. Quindi una volta individuate le varie offerte più convenienti, bisogna anche andare a controllare la qualità di servizio offerta nella zona dai differenti operatori (si possono utilizzare degli appositi programmi disponibili anche gratuitamente online). Tra queste è meglio poi scegliere quella che offre livelli di servizio/segnale migliori, a costo di spendere qualche euro in più.

Per cambio dell’operatore, costi e tempi non sempre certi?

La portabilità del proprio numero telefonico è ormai una realtà che dovrebbe essere accessibile senza particolari problemi a chiunque decida di rivolgersi altrove. Nella pratica però non sempre è così, quindi scegliere un’offerta non peccando troppo di leggerezza, può mettere al riparo da disavventure future ed, allo stesso tempo, aprire la strada per un trattamento di fidelizzazione da parte degli operatori (situazione che sta lentamente prendendo piede, sostituendo una mentalità ormai obsoleta di gestore/padrone).

Per quanto riguarda i costi, già da un paio di anni l’Agcom è intervenuta stabilendo delle tabelle che contengono i costi massimi di attivazione, migrazione, cessazione o disdetta, lasciando all’interno di questi limiti però piena autonomia ai gestori, per cui bisogna controllare i costi che per contratto sia la compagnia telefonica subentrante che quella uscente, prevedono di applicare.

Il vero problema rimangono però i tempi. Sono ancora troppe le segnalazioni di utenti che hanno impiegato mesi prima di riuscire a migrare operativamente, anche se il Corecom (che dovrebbe aiutare gli utenti su loro segnalazioni a risolvere eventuali problemi con i gestori) prevede che il gestore uscente abbia fino a 30 giorni per perfezionare la disdetta o la migrazione (in caso di disdetta con subentro), dopo di che scattano le procedure di messa in mora ed avvio, eventualmente, delle fasi di risoluzione e conciliazione.